Cosa vedere a Bagnara di Romagna
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Bagnara di Romagna è un borgo fortificato ricco di storia, arte e architetture uniche.
La Rocca di Bagnara è una fortezza di età medievale eretta nel XV secolo ad opera dei signori di Imola, i Riario-Sforza, sulle rovine del castrum medievale edificato nel 1354 da Barnabò Visconti e andato distrutto nel 1428 nella battaglia contro Angiolo della Pergola. Girolamo Riario, signore di Imola dal 1482 al 1488, avviò il rifacimento della rocca, conferendole l'aspetto che vediamo ancora oggi.
Dopo la sua prematura scomparsa, la vedova Caterina Sforza fece completare la costruzione della fortezza: il mastio e il loggiato sono databili a questo periodo. Il mastio è considerato da molti studiosi "una delle migliori opere d'arte fortificatoria del XV secolo in Italia". È suddiviso in tre ordini di casematte, costituite da camere circolari molto ampie, coperte con volte semisferiche laterizie, tuttora ben conservate.
Oltre al maschio, elementi di notevole interesse sono il cortile centrale, conservato ancora oggi nell'aspetto rinascimentale, alcuni ambienti interni con i soffitti lignei originali, i supporti in ferro del ponte levatoio posto a mezzogiorno, i loggiati sulle cortine dei lati Est e Nord, il pozzo di riserva d'acqua e la scala a chiocciola formata da 78 monoliti in arenaria sovrapposti. Tutti elementi caratteristici del “bello stile cinquecentesco”. Dal 2008 la Rocca ospita al piano superiore il “Museo del Castello”, un percorso sulla storia del paese dall’Età del Bronzo ai giorni nostri.
Questo Museo è dedicato al compositore e direttore d’orchestra Pietro Mascagni (1863-1945), famoso per l’opera Cavalleria Rusticana.
E’ nato per volontà della bagnarese Anna Lolli (1888-1972), musa ispiratrice e confidente del Maestro che volle lasciare alla Parrocchia tutto il prezioso materiale raccolto durante l’intera vita. All’interno si trovano moltissimi oggetti del Maestro, un pianoforte, foto autografate, spartiti e soprattutto circa 5.000 lettere d’amore che la Lolli e Mascagni si scrissero tra il 1910 e il 1944: un prezioso diario giornaliero pieno di racconti e sentimento.
Inaugurato nel 1965, il Museo Storico Parrocchiale di Arte Sacra è stato allestito nei locali della Parrocchia da Mons. A. Mongardi. La sala maggiore accoglie arredi sacri di pregevole fattura provenienti dalla parrocchia e dal territorio, una preziosa raccolta di paramenti liturgici di epoca compresa tra Cinque e Ottocento, un raro antifonario e un graduale datati 1520.
Spiccano inoltre una pala d’altare di Innocenzo da Imola (1515), 15 tavolette con i Misteri del Rosario risalenti al sec. XVI e un Cristo in legno (XV sec.) di scuola fiamminga. Sono inoltre presenti oggetti donati da Papa Pio IX, già vescovo di Imola e Conte di Bagnara. Nella saletta adiacente è custodito il nucleo storico dell’Archivio Parrocchiale che comprende importanti copie cartacee di documenti del 1252-1573.

Aggregata alla Arcibasilica S. Giovanni in Laterano – Roma
Il primo documento storico che indica l’esistenza di una comunità cristiana a Bagnara di Romagna risale all’anno 855. Della Chiesa parrocchiale, intitolata ai SS. Giovanni Battista e Andrea Apostolo si ha memoria scritta, invece, del 1484. Sorse, probabilmente, dopo la distruzione della chiesa di S. Andrea nell’antico omonimo castello, sull’oratorio di S. Giovanni, ricordato già nel 1129 dalla Bolla di Papa Onorio II. L’edificio attuale, a unica navata e a volta, rivela tre epoche di costruzione.
La prima fase (secolo XIII-XIV) è testimoniata da resti di antica muratura esistenti nella parte bassa delle fiancate. Nel 1653 (seconda fase) la chiesa fu parzialmente rifatta e ampliata con la costruzione delle otto cappelle laterali; aveva tre porte sule fiancate e l’ingresso principale sulla fiancata grezza, protetto da un portico antistante. La terza fase (1752-1774) ebbe luogo quando l’architetto imolese Cosimo Morelli risistemò le cappelle laterali e ricostruì l’abside e il presbiterio, arricchendoli di stucchi parietali, di una monumentale ancona e dell’altare di scagliola finto marmo, opera dei fratelli Dalla Quercia di Imola.
Gli ultimi eventi bellici hanno procurato danni all’interno della chiesa, oltre al crollo dell’organo (Chianei 1786) rendendo necessari lavori di ripristino della facciata e la ricostruzione del campanile. L’organo è stato restaurato e riposizionato solo nel 1995.

La chiesa, composta di un’unica navata con soffitto a travi stile romanico, fu costruita nel 1452 su un oratorio più antico, ricordato dalla storia nel 1202 e nel 1371.
L’edificio di culto era annesso al modesto Ospedale, luogo non di cura, ma di ospitalità per i pellegrini, che venivano distribuiti in due stanze, una per i laici e l’altra per gli ecclesiastici, mentre nell’Ottocento sono attestati spazi destinati a persone invalide.
Questi locali lasciavano molto a desiderare, per le dimensioni ridotte e per le condizioni igieniche.
Nel 1876 venne soppresso il portico antistante la Chiesa, mentre nel 1914 l’Ospedale divenne Casa dei Poveri, gestita dalla Congregazione di Carità.
La Chiesa, detta anche Chiesa dell’Ospedale o Chiesuola, venne completamente ricostruita dopo l’ultima guerra.
Venne utilizzata ancora per qualche anno a fini di culto, mentre attualmente è adibita ad Auditorium parrocchiale e vi si tengono concerti lirici e spettacoli teatrali.

Nel 1705 un chierico di Bagnara, Antonio Maria di Lucantonio Bellosi, appese per devozione un’immagine della Vergine ad un’antica quercia sul fondo Campore, all’incrocio tra la via maestra per Lugo e il vicolo campestre dei Bellosi, detto ora il Molinello. Questo luogo divenne per decenni luogo di culto e l’effige cominciò a collezionare ex voto che tappezzarono presto la quercia in segno di grazie ricevute.
Grazie all’impegno di alcuni sacerdoti fu costruita una “cappella capanna” per meglio custodire la quercia con l’icona sacra e all’interno venne costruito anche un altare provvisorio. Il giorno in cui una donna malata alla gola fu guarita dall’acqua della pozza situata accanto alla cappella, la Madonna dei Bellosi venne ribattezzata “Madonna del Soccorso”. Nel 1765 l’arciprete Berti Ceroni incaricò l’architetto imolese Cosimo Morelli per il progetto di un Santuario e il 20 novembre 1770, benché non fosse ancora terminata la facciata del santuario, fu celebrato il rito inaugurale con l’immagine sacra distaccata dalla quercia e portata in processione nella chiesa.

Secondo i nuovi principi dell’architettura difensiva, che si affermarono durante il Rinascimento, agli angoli delle cinte murarie vennero costruite torri circolari, in modo da esporre meno superficie e spigoli ai tiri degli attaccanti. Il sistema difensivo incentrato sulla Rocca sforzesca di Bagnara comprende la porta d’ingresso, ricostruita nel dopoguerra, e cinque piccoli bastioni, tre angolari e due rompitratta. Il Torrioncello posto a difesa dell’angolo nord-ovest della cinta muraria, ben riconoscibile nelle successive trasformazioni, era in disuso da diversi anni. Grazie a recenti lavori di ristrutturazione è diventato sede della Biblioteca comunale e dell’Archivio storico.

Villa Morsiani, una delle più importanti dimore storiche della nostra regione, venne costruita nel XV secolo. Da sempre dimora della Famiglia Morsiani è sede dell’allevamento dei cani S.Bernardo. Quando venne costruito, l’edificio era fortificato ed assolse compiti militari e di guardia come la vicina e coeva Rocca Sforzesca. Di quei tempi restano tracce all’esterno nella cinta muraria che raggiungeva un tempo il chilometro e mezzo, nelle numerose arciere e feritoie per le colubrine e, nelle scale interne, archibugiere disposte per il tiro incrociato.
Circondata da un vasto parco secolare (con diversi alberi considerati “monumenti verdi”, fra cui una quercia di 30 metri e un pioppo nero di 40 metri), i conti Morsiani la adattarono definitivamente a dimora gentilizia nel 1700, epoca alla quale risale la cappella di famiglia, all’interno della villa. Mobili, arredi e suppellettili risalgono dal XV al XIX secolo e testimoniano i costanti interessi culturali, artistici e storici della famiglia che è di origine medioevale. Uno degli antenati illustri della famiglia è Pietro Andrea Morsiano, ricordato in un documento del 1475 come autore di un trattato di medicina e chirurgia, discendente di Morsiano Fortebraccio Morsiani, cavaliere dell’ultima crociata feudale. Curiosi sono i 16 camini, di varie epoche, fra cui uno del ‘400 e un altro che riempie una stanza (il più grande della regione) che arricchiscono gli interni.

I “Prati di Sant’Andrea” sono rappresentati da un rialzo di terreno di forma ellittica, sede dell’antico castello di Bagnara fondato in epoca romana e distrutto nel 1222 durante la battaglia tra bolognesi e imolesi. Oggi l’area è un parco diviso in aree adatte per il passeggio e la sosta, con sfalci più frequenti, e altre zone volutamente lasciate più «selvagge», dove viene consentito alla vegetazione di svilupparsi liberamente ed essere quindi più idonea alle fioriture e a ospitare fauna, dagli insetti impollinatori fino ai piccoli mammiferi, a tutela della biodiversità. Anche per questo l’illuminazione è limitata all’area dell’«officina archeologica», nei pressi dell’ingresso, in modo da contenere quanto più possibile l’inquinamento luminoso.
L’ampia area ancora oggi evidenzia una motta di età altomedievale, un’altura artificiale generata dalla frequentazione nel tempo dell’abitato, circondata da una vasta depressione che originariamente ne costituiva il fossato difensivo. La motta era in origine delimitata da una palizzata in legno; resti di fondazioni di abitazioni in materiale deperibile, focolari disposti sopra piani d’uso domestici, pozzi e resti di strutture adibite ad attività artigianali sono stati ritrovati in una serie di sondaggi e campagne di scavo nel 2005 e nel 2021. Numerosi reperti rinvenuti che attestano la vita quotidiana nel sito sono oggi confluiti al Museo del castello di Bagnara di Romagna.

Per accedere al Castello di Bagnara nei sec. XV e XVI si entrava dall’unica porta situata sul lato sud delle mura, mentre la porta attuale situata ad ovest verso Imola, risale almeno al 1603.
L’ingresso dentro le mura veniva affidato a un “portonaro” incaricato dal Comune, i cui obblighi erano di comparire al mattino presso la Porta e assicurarsi che nessuno entrasse con le armi e di chiuderla dopo l’orario dell’Ave Maria, al tramonto del sole, in modo che nessuno potesse entrare o uscire.
Nel 1815 sopra la Porta fu costruita una nuova torre dell’orologio che si trovava in precedenza sopra il Palazzo Comunale, il cui tetto era diventato pericolante.
La Porta del Paese fu poi fatta crollare durante l’ultimo atto di guerra a Bagnara nel 1945 e ricostruita sul disegno della precedente nel 1951/52.
Privata di torre e di orologio, la Porta tornò così alla situazione del 1815.

Il Palazzo Comunale si trova nella Piazza centrale da tempo immemore e vi si tenevano le sedute del Consiglio. I consiglieri venivano avvisati personalmente dal donzello (un paggio incaricato di atti o provvedimenti), che diffondeva anche in piazza l’avviso di convocazione, affinché tutti i cittadini fossero al corrente della riunione. Il Palazzo fu oggetto di ristrutturazione nel 1608 e nel 1780, quando fu costruita una camera per ospitare i pesi e le misure campione. Durante la quasi ventennale occupazione francese, il Palazzo divenne quartiere per i militari, mentre il Comune si trasferì nella Rocca; dal 1776 una delle stanze a pianterreno fu destinata a sede della farmacia, affidata allo speziale Luigi Reggi; il Comune provvide all’arredo e fornì pregevoli vasi.
Nel 1807, alla morte di Reggi, la farmacia venne affidata a vari gestori dietro semplici accordi verbali, situazione che creò liti giudiziarie tra Comune e farmacisti. I preziosi vasi andarono distrutti o perduti durante l’ultima guerra e, verso la fine del ventesimo secolo, l’attività fu ceduta a un privato. Nel 1908 il Comune acquistò una casa adiacente, ampliò il fabbricato e ricostruì il loggiato antistante, dando alla piazza una forma geometrica regolare. Dopo l’ultima guerra, il Palazzo venne risistemato quasi totalmente e, nel 1961, diventò sede della scuola media per poi tornare ad accogliere gli uffici dell’Amministrazione comunale nel 2008.

Palazzo storico, si trova sul lato est della Piazza Marconi.
Nel catasto del 1620 risulta che la nobile famiglia genovese dei Doria è stata proprietaria di cospicue proprietà immobiliari in territorio bagnarese, tra cui anche un edificio che fino a tutto il Seicento e metà del Settecento fu un’antica osteria con stazione di posta, nonché luogo per una piccola comunità religiosa.
Il cuore del palazzo è costituito da un grazioso chiostro con il loggiato in selenite collocato al centro del lato est e rappresenta, con ogni probabilità, la parte più antica dell’edificio.
Originariamente alcuni ambienti erano abbelliti da delicati affreschi decorativi e l’importante scala che conduce al primo piano presenta una pregevole balaustra in legno, probabilmente opera di un mastro legnaio locale, che conserva ancora oggi un cartiglio databile intorno al 1810.
Dagli anni Settanta del Novecento il palazzo andò incontro ad abbandono e degrado, fino al restauro del 2004 che ha riportato Palazzo Fabbri all’antico splendore, esaltandone i pavimenti originali, l’antica cucina e chiaramente il chiostro su cui affaccia un elegante balconcino.

Il borgo di Bagnara di Romagna rappresenta, con il suo affascinante centro storico raccolto all’interno della cinta muraria, l’unico esempio nella pianura romagnola di castrum medievale integralmente conservato. Il sistema difensivo, di origine medievale, ma completato per volere di Caterina Sforza alla fine del XV secolo, sviluppa una forma rettangola sull’esempio dell’accampamento romano, e domina il verde dei fossati ancora marcatamente visibili. Il suo fulcro si concentra nella Rocca ed è completata da quattro bastioni circolare come le torri del Castello, per resistere ai colpi di artiglieria della bombarda, all’alba della diffusione delle armi a polvere da sparo. Dotata storicamente di un’unica porta d’ingresso, segnalata da una torre civica, in epoca napoleonica vennero ricavati ulteriori tre varchi minori, ai punti cardinali. Il toponimo Bagnara deriva dalla più antica denominazione di Silva Bagnaria (o Balnearia), con chiaro riferimento alla caratteristica natura alluvionale della pianura romagnola, ricca in passato di acque stagnanti e folti boschi.

Inaugurato l’8 aprile 2018, questo magnifico murale intitolato “Caterina: tigre di Romagna”, collocato su un’ampia parete visibile sul circondario per chi arriva da via Garibaldi, nei pressi della Porta di Bagnara, è stato realizzato dal giovane artista argentino Guido Palmadessa, in soli 5 giorni di lavoro.
Il murale rappresenta Caterina Sforza, che fu Signora di Bagnara, con una spada in mano. Accanto a lei una tigre e sullo sfondo la Rocca sforzesca, con il loggiato e il mastio che rappresentano i due elementi architettonici del castello legati al suo intervento. La tigre ricorda il soprannome che le venne assegnato già nelle cronache rinascimentali, cui solo più tardi si aggiungerà quello di “leonessa”, entrambi segno di un carattere forte e coraggioso che le ha permesso di lasciare un segno importante nella storia.

Luogo di culto privato, la Cappella di San Luigi è collocata proprio all’inizio della Via della Madonna (nome preso dal Santuario della Madonna del Soccorso) già menzionata nel catasto del 1783 come appartenete a Luigi Matteucci che, probabilmente, diede anche il nome di San Luigi alla cappella stessa.
Una vera e propria pianta dell’oratorio di San Luigi Gonzaga risale solo al 1811 (catasto napoleonico), ma all’interno della cappella è stato rinvenuto durante un recente restauro, una Acquasantiera che reca la data 1626 e uno stemma in cui si riconosce quello della famiglia Matteucci.
La devozione a San Luigi, santo protettore dei Gesuiti, era molto sentita in particolare dal popolo e se ne celebrava la festa il 21 giugno.
Dal 1972 l’intero complesso architettonico appartiene alla famiglia Rinaldi.


